San Filippo del Mela

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San Filippo del Mela

San Filippo del Mela

San Filippo del Mela è un Comune italiano di 7.061 abitanti della Città metropolitana di Messina, in Sicilia. Il territorio, nell’entroterra di Milazzo, è formato da colline e ampie pianure alluvionali. Quasi all’estremità meridionale del territorio comunale, su un ampio pianoro collinare, sorge il centro urbano. Si trova in collina anche la frazione di Cattafi, meta turistica, mentre in pianura sorgono Olivarella, il più grande centro abitato del comune, e Corriolo, quasi al confine con il Comune di Milazzo. Vicino al mare sorge invece la frazione di Archi, sede di un’importante zona industriale. (fonte: Wikipedia)
San Filippo d’Agira a San Filippo del Mela

In un territorio di antica colonizzazione greca e quindi romana, dovette sorgere un piccolo cenobio di origine bizantina dedicato al Santo Evangelizzatore Filippo d’Agira, che potrebbe aver visitato questi luoghi nella sua opera evangelizzatrice del paganesimo antico. Dopo aver resistito alla dominazione musulmana, ritroviamo il nome di “San Filippo del Mela” o della piana di Milazzo, nella documentazione che i Normanni ci hanno lasciato; fu infatti affidata ai monaci greci, oltre l’amministrazione spirituale, anche la gestione delle proprietà terriere coltivate dagli abitanti dei casali sparsi nel vasto territorio.

Formandosi perciò un piccolo borgo intorno al monastero, che assunse il titolo di Abbazia di San Filippo, il nuovo centro abitato ne derivò la denominazione. Con la soppressione degli ordini religiosi, decretata dallo Stato unitario, e l’alienazione dei beni posseduti, il centro abitato divenne Comune d’Italia e la Chiesa Abbaziale eretta in Parrocchia, con la denominazione nuova dei Santi Apostoli Filippo e Giacomo. Trasformata la Chiesa del Monastero in Chiesa parrocchiale, l’antico e venerato simulacro del taumaturgo San Filippo d’Agira, pregiata opera del ‘600, venne posizionata in una nicchia laterale e la secolare devozione dei fedeli venne lentamente fatta decadere, perché attratta da nuove devozioni (Madonna del Carmelo, Addolorata, Ecce Homo…). Nonostante l’antichità del titolo patronale, la grande devozione fortemente sentita dai fedeli e la consuetudine radicata, San Filippo fu messo in disparte dai rettori della chiesa, perché ignari del significato storico e sociale che il Santo ha avuto in questo territorio. Ma da alcuni anni, per iniziativa di alcuni devoti, si è risvegliato l’interesse per le radici storiche e l’identità spirituale e culturale che fa riferimento alla persona e all’azione del grande Santo siriaco.

Il simulacro ligneo di Filippo

La figura del Santo Sacerdote, scolpita in legno massiccio assai pesante, è rivestita dei paramenti in lamina d’argento dorato ed ha incastonata nel petto una preziosa reliquia costituita da un frammento osseo. Mostrato benedicente, con un libro (Evangeliario?) nella mano sinistra, schiaccia ai suoi piedi le fiamme dell’inferno. Scomparsa l’antica vara processionale, che veniva agghindata dalle primizie della nuova annata: mazzetti di grano, pampini di vite, ramoscelli d’ulivo, rametti di agrumi e gelso e di quant’altro costituiva speranza di nuovo raccolto, la nuova manifestazione di devozione utilizza una vara comune, che quest’anno, in occasione dell’Anno Giubilare della Misericordia indetto da Papa Francesco, è uscita solennemente in processione per le vie di tutto il paese, con grande partecipazione di popolo il giorno liturgico della memoria, il 12 maggio. Alla festività è preceduto un Triduo di preghiere in preparazione. Ancora oggi molti fedeli portano il nome dell’antico patrono (notizie tratte da: Parisi-Maggio, “S. Filippo del Mela e l’antico Artemisio”, Lippolis Editore, 2007).

di Aurelio Di Bella

Foto di Aurelio Di Bella