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Chiesa ortodossa

San Filippo Cacciaspiriti

Filippo Cacciaspiriti, dal greco Pneymatodiwktis, titolo che è unico nell’agiografia ortodossa, popolare in Sicilia e in Grecia, oggi diremmo “esorcista”, visse intorno al VI secolo. Conosciuto anche in Tessalonica, è invocato ancora oggi in Grecia contro il mal di testa. Filippo era Siro o Siriano: parlava esclusivamente la lingua sira, si faceva capire a malapena e possedeva un libro sacro, scritto in caratteri sconosciuti e, perciò, ritenuto “magico”. L’icona ci mostra, così come vuole la sua Bios, un uomo piuttosto olivastro e non di colore nero come hanno voluto gli inquisitori siciliani, e in particolare i gesuiti a partire dal XVI secolo. Nel Racconto, della vita e dei miracoli, troviamo delle stranezze incompatibili, ma proprio queste fanno ritenere autentica la narrazione. Filippo salì sul monte e, “facendo una benedizione col suo misterioso libro”, fece precipitare nelle viscere dell’Etna i demoni che, in volo, “erano fuggiti dai bronzei vasi in cui li aveva rinchiusi”, a Gerusalemme, “ il re Salomone”. Ed ecco che l’icona ci mostra, a destra, il monte Etna, a sinistra il monte di Agira, che risplende dalla luce del vulcano; il libro secondo la tradizione è il Vangelo Apografo (più propriamente quello dell’Apostolo Filippo); e il demone ai suoi piedi. È un sacerdote visibile dall’epitrachilion (stola delle chiese orientali); ha un mantello azzurro o blu, segno della purezza; ha il talare monacale di colore marrone, segno della vita eremitica e povera (il talare vivace e allegro è proprio dei presbiteri e dei vescovi). Benedice secondo la tradizione della chiesa orientale. Nell’Apolitikion, tono 2, leggiamo: “Il monte d’Argirio risplende di luce (riferimento al fuoco dell’Etna) e il tuo prezioso sepolcro spande guarigioni: voi bisognosi e malati accorrete, e presto attingete salute; dalle reliquie di Filippo guarigione per chi si accosta con fede.” Sappiamo che Filippo soggiornò in più monasteri o eremi Siciliani, facendo anche brevi  visite in Calabria. La sua presenza a Messina è inconfutabile, soggiornando a pochi chilometri dalla città in quello che fu, prima un Eramo dei monaci paconiani e successivamente un piccolo monastero italo-greco, oggi conosciuto come “San Filippo”.

Padre Corrado Filippo Puliatti (patriarcato di Kiev), Parrocchia Santa Lucia – Noto (SR)