Le Reliquie

L'antico medaglione posto sull'Urna

Le Reliquie di San Filippo d'Agira

Esattamente quaranta giorni prima della sua morte, Filippo apparve in sogno al nobile Belisario, colui che, secondo la tradizione, aveva richiesto al Sommo Pontefice la missione del Santo nella città di Agira. Nel sogno, Filippo gli indicò la forma che la chiesa a lui dedicata avrebbe dovuto avere, nonché la forma e la posizione esatta del suo sepolcro. Belisario commissionò subito la costruzione delle due arche, una per contenere le sacre spoglie di Filippo e l’altra per il monaco Eusebio, fedele compagno del Santo e suo agiografo. Filippo, dopo aver scritto la commemorazione funebre da recitarsi in suo ricordo e compiuti i divini misteri, il 12 maggio, all’età di 63 anni, sdraiandosi nel suo sepolcro, andò incontro a Dio, sicuro che chiunque muore in Lui, vivrà in eterno. Le ultime parole pronunciate da Filippo furono: “Haec requies mea in saecula saeculorum”, ovvero: “Qui il mio riposo in eterno”.

L’Urna delle reliquie

L’Urna delle reliquie di San Filippo è, senza alcun dubbio, il gioiello più  caro e prezioso della città di Agira. L’Urna o “Cascia”, viene custodita tutto l’anno all’interno dell’altare dedicato al Santo, presso l’Abbazia. Realizzata nei primi anni del ‘600, probabilmente da argentieri di scuola napoletana, contiene al suo interno le sacre spoglie dei quattro santi agirini: San Filippo d’Agira, Sant’Eusebio compagno, San Filippo Diacono e San Luca Casali. I resti mortali dei santi, ritrovati nel 1599 nella Cateva, sono oggi contenuti all’interno di quattro grandi sacchi di pregiato velluto. L’Urna è stata arricchita nei secoli con decorazioni precedenti all’Urna stessa, come le statuette raffiguranti le tre virtù teologali e le statuette di tre angeli. Di notevole bellezza è anche l’antico medaglione posto nella parte posteriore dell’urna, raffigurante San Filippo nell’atto di praticare un esorcismo. Sul coperchio, nella parte superiore dell’opera, è visibile una piccola statua in argento del Santo in gloria.

I reliquiari

Realizzati il 5 maggio 2013 con la testa e le mani dell’antico simulacro argenteo di San Filippo, opera di Pietro Juvarra, trafugato nel 1986, questi reliquiari hanno sostituito, per i pellegrinaggi, l’Urna d’argento. Quest’ultima, infatti, per il suo inestimabile valore artistico e religioso e per i recenti lavori di restauro, con molta difficoltà, a livello burocratico, è autorizzata a viaggiare per visitare i paesi dove San Filippo è venerato. Il braccio destro, con la mano benedicente, e il sinistro, con la mano aperta, che precedentemente reggeva il vangelo: in entrambi i bracci, all’interno delle piccole teche in vetro, sono visibili vari frammenti ossei. Il busto reliquiario contiene, invece, all’interno della grande teca centrale, un sacchetto bianco e dorato contenente varie ossa di ridotte dimensioni, tra cui un frammento del cranio.

Il braccio di San Filippo

Realizzato, probabilmente, prima della stessa Urna, è di certo il reliquiario argenteo più antico legato al Santo esorcista. Il reliquiario, a forma di braccio benedicente, contiene al suo interno, dentro una grande teca di vetro, il radio del braccio destro di Filippo. Pur essendo, da sempre, proprietà dell’Abbazia, che nel tempo ne ha finanziato vari restauri, viene custodito tutto l’anno nella Collegiata del SS. Salvatore, visti i particolari e antichi rapporti che legavano le due chiese. Nei giorni di festa è possibile venerare il braccio reliquiario in Abbazia, per essere poi portato trionfalmente durante la processione solenne di giorno 12.

di Danilo Alleruzzo

Foto di Salvo Trovato e Igor Rinaudo