Aci San Filippo, la festa nel tempo

  • Home
  • Aci San Filippo, la festa nel tempo
Aci San Filippo

Aci San Filippo, la festa nel tempo

Tra le ricorrenze religiose che hanno avuto e hanno particolare celebrazione nella città di Aci San Filippo, la prima menzione va a quella di San Filippo d’ Agira, la cui festa si tiene solennemente il 12 maggio di ogni anno. Nel 1570, il vescovo di Catania, A. Fraone, concedeva il privilegio che, in tale giorno, la statua del Santo fosse condotta con solenne processione per tutte le contrade della parrocchia. Nei primi decenni del ‘600, per motivi sconosciuti, non si usò più celebrare la festa del 12 maggio, mentre si festeggiavano “li gloriosi Apostoli SS. Filippo e Giacomo”, il 1° maggio, giorno in cui avveniva l’elezione dei mastri d’opera della chiesa. Nel 1649, il vicario generale, Francesco D’ Amico, a petizione del vicario di San Filippo, Vincenzo Reitano, trasferiva ufficialmente dal 12 al 1° maggio “per essere festa comandata e solenne”, ricorrendo la festività solenne degli Apostoli Filippo e Giacomo. Agli inizi del ‘700, la festa di San Filippo d’Argirò appare quasi del tutto dimenticata, tutto a vantaggio di quella dei due Apostoli compatroni di Aci San Filippo. La formula ricorrente dei rettori recita (naturalmente variando l’anno): “A primo maggio 4 ind. 1711 si hanno pubblicato li mastri di festa delli gloriosi Apostoli S. Filippo e S. Giacomo, li quali devono fare la festa a primo maggio prossimo venturo 1712…”. Bisogna che passino vent’anni perché nella suddetta formula di elezione compaia la distinzione tra i due Filippo: “A primo maggio 1730. Si hanno eletto e pubblicato li rettori seu mastri di festa del nostro Patrono e Protettore S. Filippo de Argirò e delli gloriosi S. Filippo e Giacomo da farsi nell’ anno prossimo venturo primo magio 1731…”. Verso la metà del ‘700, tuttavia, la festa di San Filippo d’Agira riprende vigore e torna a essere regolarmente celebrata il 12 maggio. Del passato spostamento di data rimane una traccia nella processione che vedrà accanto alla statua del Santo patrono anche quella dei compatroni. Tale consuetudine si protrarrà fino agli inizi degli anni ‘60 del nostro secolo, allorché la statua di San Filippo d’ Agira tornerà a girare sola per la sua Aci San Filippo. Oltre che a maggio, in passato le onoranze al Santo taumaturgo si celebravano in altri due momenti dell’ anno: a settembre e febbraio. Nel ‘700 si usò usare festeggiare il Santo insieme ai compatroni, la prima domenica di settembre, in connessione con il ritorno dei “massari” del paese dai lavori nella piana di Catania. Era questa la festa grande. Tale antichissimo costume, dopo la Seconda Guerra Mondiale, non ha avuto più occasione di rinnovarsi . Nella seconda metà del 1900 si usò festeggiare il nostro Patrono pure nella giornata del 12 agosto, ogni due anni. La cosiddetta “festa ranni” estiva. A partire dal 1992, con l’ arrivo di Padre Alessandro Di Stefano, la festa ha ricevuto molte migliorie e ha iniziato a rifarsi in maniera solenne ogni 12 maggio. Da quella data a oggi lo stile è stato più o meno uguale, con l’apertura dei festeggiamenti il 1° maggio con l’ ingresso della banda di buon mattino e lo sparo di colpi a cannone. Un intenso e partecipato triduo nei giorni precedenti la solennità. L’11 maggio, vigilia della festa, dopo la processione con la reliquia, il vespro solenne e l’offerta della cera, si svolge in piazza la cantata popolare “Su Fratelli”, scritta in versi da Mons. Salvatore Bella, vescovo di Acireale e poi di Foggia, in musica da Padre Maugeri e per banda dal compianto Maestro Orazio Sapienza. Il 12 maggio di buon mattino, le note della banda locale risvegliano il cuore dei Sanfulippoti, che accorrono in Basilica dove, alle ore 10.00, si svolge la tradizionale e commovente svelata, tra spari di mortaretti, inni e preghiere. Dopo che il Santo viene posto sull’ altare maggiore, inizia il solenne pontificale. Nel pomeriggio, il comitato dei festeggiamenti, unito alle autorità civili e militari, partendo in corteo dall’antica chiesa di Sant’ Antonio di Padova, detta alla Croce, volge verso il monumento ai Caduti, omaggiandolo di una corona d’ alloro. Segue, dopo breve tempo, la trionfale uscita per le vie del paese con il fercolo e lo sparo dei fuochi in una piazza gremita di fedeli. Durante il giro del Santo, molti sono i momenti di preghiera nei quartieri, e molto suggestive sono alcune “Calate dell’Angelo”, ovvero offerte in denaro oppure mazzi di fiori e torce donate al Santo in una scenografia surreale di putti alati, che discendono da strutture variopinte e allegoriche come dono dal cielo. In tarda serata la fine della processione con la tradizionale “Trasuta o Chianu”, entrata di corsa in piazza con un emozionante e coreografico gioco di fuoco. L’entrata in basilica, la chiusura della cappella, la benedizione e il bacio della reliquia concludono i festeggiamenti. Molto suggestivi e semplici sono i festeggiamenti del 20 febbraio. La mattina la svelata, alle ore 8:30, poi un susseguirsi di SS. Messe molto partecipate. La sera, alle ore 19:00, il solenne pontificale e, dopo il canto del Te Deum in latino, la processione intorno alla chiesa con il simulacro portato a spalla. Il rientro con benedizione della reliquia e la chiusura della cappella danno termine alla festa (Tratto da: La Matrice di Aci San Filippo).

di Matteo Donato e Giuseppe Maenza